Il nome con cui indichiamo il grande, dissetante frutto estivo dalla polpa rossa e dai semi neri varia significativamente a seconda della regione d'Italia in cui ci troviamo. Quella che per un cittadino di Milano o Venezia è un’anguria, per un abitante di Roma o Firenze è un cocomero.
Questa duplice denominazione non è frutto del caso né di una semplice moda linguistica, ma racchiude una storia affascinante che affonda le sue radici nell'antica Grecia, attraversa l'Impero Romano e si consolida nelle trasformazioni del latino medievale. Per comprendere le origini del termine anguria dobbiamo viaggiare indietro nel tempo fino al bacino del Mediterraneo orientale. La parola deriva dal greco tardo e bizantino angouria, un sostantivo nato a sua volta dal termine angos, che indicava genericamente un vaso, un recipiente o un contenitore.
I greci utilizzavano questa parola per descrivere frutti ricchi d'acqua dotati di una scorza dura, assimilabili quasi a dei recipienti naturali capaci di trattenere e conservare liquidi. Nel mondo ellenico e bizantino, il termine veniva applicato non solo al cocomero, ma più in generale ai cetrioli o alle zucche selvatiche, evidenziando una classificazione botanica basata sulle caratteristiche fisiche e funzionali della pianta piuttosto che sulla sua tassonomia moderna.
Un doppio nome legato alla storia d’Italia, diviso tra nord e sud
La diffusione del termine nell'Italia settentrionale si deve al ruolo storico cruciale svolto dall'Impero Bizantino e, in particolare, dall'Esarcato di Ravenna. Tra il sesto e l'ottavo secolo, la presenza bizantina lungo la costa adriatica e nel nord della penisola favorì un forte scambio culturale e linguistico. I mercanti ravennati e successivamente i veneziani, la cui Repubblica manteneva intensi ed estesi legami commerciali con il Medio Oriente e con Costantinopoli, assorbirono questo termine e lo integrarono nei dialetti locali.
Con il passare dei secoli, la parola angouria si è evoluta nel veneziano e nel lombardo fino ad assumere la forma attuale di anguria, diffondendosi capillarmente in tutto il Settentrione e diventando il vocabolo standard per identificare il frutto. Dall'altra parte della penisola, la storia linguistica ha seguito un solco nettamente diverso, legato alla continuità della tradizione latina. Il termine cocomero trae origine direttamente dal latino cucumis, genitivo cucumeris, parola utilizzata dagli antichi romani per indicare il cetriolo e gli altri frutti appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee. Con la caduta dell'Impero Romano e la progressiva evoluzione del latino volgare nelle regioni centrali e meridionali, la parola si è trasformata foneticamente mantenendo un solido legame con le sue origini fino a consolidarsi nel toscano medievale come cocomero.
L’esempio di come la storia del commercio interseca quella della lingua
La ragione per cui due parole originariamente usate per descrivere frutti diversi come il cetriolo o la zucca siano confluite nell'indicare la stessa pianta risiede nella storia botanica del frutto stesso. L'anguria moderna, originaria delle regioni tropicali dell'Africa subsahariana, è arrivata nell'Europa mediterranea attraverso un percorso lungo e graduale. Inizialmente, i popoli antichi consumavano varietà selvatiche o ancestrali che differivano notevolmente dalle selezioni attuali, con una polpa molto meno zuccherina e un aspetto esteriore del tutto simile a quello dei cetrioli o delle zucche selvatiche. Quando i botanici antichi e la gente comune si trovarono a dover battezzare questo frutto gigante, attinsero al vocabolario già esistente, adattando le parole usate per i frutti acquosi già noti. La coesistenza e la concorrenza tra questi due termini rispecchiano fedelmente la frammentazione politica e culturale che ha caratterizzato la penisola italiana fino all'Unificazione.
Nel centro Italia e nella lingua letteraria tradizionale di matrice toscana, cocomero è rimasto a lungo il termine di riferimento prescrittivo, registrato dai primi vocabolari dell'Accademia della Crusca. Tuttavia, con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, il boom economico del secondo dopoguerra e i grandi flussi migratori interni, il vocabolo anguria ha progressivamente varcato i confini settentrionali, guadagnando una vastissima popolarità nell'italiano parlato su scala nazionale. Oggi la lingua italiana accoglie entrambi i termini con pari dignità, attribuendo loro lo stesso esatto significato botanico. Sebbene la geografia linguistica veda ancora una marcata prevalenza di cocomero in Toscana, nel Lazio e in alcune zone dell'Italia centrale, anguria è divenuto il termine predominante nel commercio su larga scala e nell'uso quotidiano di gran parte del Paese. Questa ricchezza sinonimica rappresenta un mirabile esempio di come la storia dei commerci, della botanica e delle dominazioni culturali possa rimanere viva e custodita all'interno delle parole che usiamo ogni giorno sulla nostra tavola.